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La mia prima volta saffica

Quando ero ragazzina mi baciai con mia cugina. Io considero questa la mia prima esperienza saffica, anche se non vi era una volontà esplicita in tal senso: ufficialmente fu per sperimentare il bacio alla francese, ma nell’inconscio vi erano altri motivi? Fu strano! Per certi versi lo trovai sgradevole, ma allo stesso tempo molto attraente e coinvolgente, direi anche eccitante ripensando a mente lucida a quei momenti.

Ma se parliamo di Sesso allora la mia prima esperienza saffica è avvenuta diversi anni dopo.In quel periodo dividevo l’appartamento con un’amica: Sonia, una ragazza carismatica dal carattere molto forte, lavoravamo tutte e due come ragazze immagine e si può dire che mi introdusse lei nell’ambiente delle discoteche.Sonia è stata per me un punto di riferimento, la ammiravo molto per la sua indipendenza e la sua capacità di scegliere sempre il meglio senza esitare troppo. Era facile per me essere sua amica, sentivo il bisogno di una guida, di una persona che mi dicesse cosa fare e lei senza dubbio amava essere questo per me. Sonia viveva il sesso molto apertamente, potrei dire quasi pubblicamente: esprimeva ad alta voce e senza vergogna concetti molto personali, anche quando si trovava in locali pubblici e addirittura anche con gente che non conosceva troppo bene, rifiutava in modo deciso però i corteggiamenti e le proposte di chiunque, non era una ragazza facile, anzi si definiva una ragazza molto difficile... questa sua ambiguità disorientava.Ogni volta che aveva voglia di fare sesso non cercava un partner, lei si masturbava! Non nascondeva proprio per niente questa sua abitudine: parecchie volte a casa e diverse volte fuori casa mi esprimeva il suo desiderio di appartarsi per soddisfare le sue voglie. Lo diceva e lo faceva. Io la prendevo sul ridere per vincere l’imbarazzo di quelle confidenze. Alcune volte, fuori in compagnia di amici, non fui la sola a esserne messa al corrente e lo sconcerto in quei casi era decisamente condiviso: molti pensavano che lei scherzasse, ma io ero convinta che quando lei si alzava per ritirarsi alla toilette andava in cerca di piacere. Vivendo con Sonia imparai poi a considerare del tutto normale la sua abitudine. Ci fu una evoluzione poi: sebbene lei si appartasse ogni volta, non potevo trattenere un senso di leggera eccitazione sapendo cosa stava facendo, a volte mi capitava di udire i suoi orgasmi e li trovavo davvero coinvolgenti; infine la ormai lunga mancanza di un compagno mi portò a condividere il suo vizietto. In casa nostra la masturbazione divenne una attività appartenente alla quotidianità domestica.

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A differenza di Sonia io ero molto più riservata e preferivo vivere certe intimità più discretamente, tuttavia la mia amica sapeva che anche io avevo cominciato a cercare il piacere da sola, per lo più ci scherzavamo sopra.Un bel giorno Sonia mi prese da parte, mi fece sedere dicendomi che era ora che io sapessi una cosa importante su di lei: mi rivelò che lei era bisessuale... o meglio lo era stata, perchè poi la predilezione per le donne aveva preso il sopravvento e anche se non escludeva la possibilità di avere rapporti con uomini decisamente e semplicemente preferiva definirsi lesbica. Rimasi sbigottita, ma incantata quando scoprii che lei era omosessuale. Avevamo parlato già altre volte di sesso, Sonia era chiaro che avesse una visione piuttosto aperta su tale argomento, ma non aveva mai fatto trasparire troppo le sue preferenze saffiche, o forse ero io che non ero riuscita a cogliere certe sfumaure. Sta di fatto che quando venni a sapere, pur rimanendo sorpresa, la ammirai. Lei non voleva che la sua propensione sessuale fosse un problema nel nostro rapporto di amicizia. Nemmeno io lo volevo. Ma qualcosa cambiò: vivevo diversamente i più semplici contatti fisici con lei, mi sentivo strana esponendomi più o meno vestita di fronte a lei in casa. Poi, non so come, cominciai a chiedermi se mi trovasse attraente. In realtà non mi infastidiva, anzi volevo piacerle, ma avevo paura di piacerle, cosa mi stava accadendo? Senza rendermene conto cominciai a stuzzicarla celando i miei comportamenti con giochi e scherzi... ma Sonia aveva una personalità troppo forte per subire impassibile le mie provocazioni e cominciò a farmi delle proposte scherzose, l’atmosfera frivola fece in modo che non ci prendessimo sul serio. Una sera io e Sonia decidemmo di organizzare a casa nostra un tranquillo ritrovo tra amiche: io, lei ed alcune altre. Era estate e c’era molto caldo, nessuna di noi era troppo vestita, in particolare noi che eravamo le padrone di casa ce ne stavamo in maglietta e mutandine. Una bella serata: tante chiacchere, tanti scherzi e tanta sangria. Parlammo anche di sesso e Sonia fece i suoi soliti interventi impudenti e sfacciati... eppure malgrado tutto mi sentivo tanto vicina a lei.

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Quando tutte le amiche ci lasciarono, cominciammo, in silenzio e senza troppa convinzione, a riordinare la casa. Non ne avevamo proprio voglia, ma la stanchezza ci impediva di reagire ad un dovere sottointeso. Sonia ad un tratto, come se si fosse risvegliata dal sonnambulismo, esclamò che dovevamo essere fuori di testa per stare lì a riordinare, avremmo potuto farlo la mattina dopo... però a me nemmeno andava di dedicarci del tempo il giorno seguente! Sonia insistette e in alternativa mi propose di fare sesso! Sulle prime lo considerai il solito scherzo, ma poi ebbi qualche dubbio. Mi sentii imbarazzata e respinsi le sue proposte maliziose a seguire. Sonia non rimase troppo delusa dal rifiuto, ma io mi pentii di averla presa troppo sul serio e magari averla offesa. Mi disse che il mattino dopo avrebbe sistemato lei la casa, se volevo potevo andare a dormire, lei invece si sarebbe masturbata prima di prendere sonno. Quella sera c’era davvero caldo e sebbene fossi stanca non riuscivo ad addormentarmi: sola in camera mia scrutavo le penombra come in cerca di qualcosa, le luci erano spente, ma le finestre erano aperte e la luna era piena... ho sempre amato questa atmosfera tipica delle notti estive.
Poi cominciai a udire, alle mi orecchie arrivò un suono, inizialmente non lo riconobbi, ma non ci volle molto, era Sonia che provava piacere. Mi tornarono alla mente le proposte di Sonia, non ero pentita di averle negato un sì, però non c’era nulla di male se ci fantasticavo un po’ sopra. Tesi le orecchie e sognando la trasgressione saffica iniziai ad accarezzarmi. Sebbene le mie fantasie non fossero troppo spinte, la situazione, l’atmosfera e i gemiti sommessi della mia amica acceserò la mia eccitazione molto di più di quanto mi aspettassi. Infilai la mano nelle mutandine per sfiorare la mia sensibilità e silenziosamente mi lasciai travolgere dalle emozioni. Nel piacere non mi accorsi che in casa era tornato il silenzio, sebbene fossi stata attenta a non fare rumore forse Sonia mi aveva comunque sentita. Mi spaventai da morire quando improvvisamente mi accorsi che la mia compagna di appartamento era entrata di soppiatto in camera mia come una ladra, se ne stava ferma e zitta sulla soglia a guardarmi. Passato l’attimo di spavento, arrivò l’imbarazzo di essere stata sorpresa nella mia intimità, poi percepii una punta di rabbia che mi fece alzare seduta sul letto... e poi rimasi affascinata contemplando il corpo nudo di Sonia bellissimo sotto la luce tenue della luna. Lei mi chiese scusa. Mi aspettavo che uscisse dalla stanza e invece avanzò verso di me e si sedette sul letto, lontana, sulla sponda opposta. Di cosa si era scusata? Aveva invaso la mia privacy, ma non ne sembrava ne pentita ne dispiaciuta: forse si scusava solo di avermi spaventata... la sua impudenza era tipica di lei. Io non sapevo cosa dire e cosa fare.

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Parlò Sonia, mi invitò a continuare quello che stavo facendo. Dal tono sembrava più un ordine in realtà, ma io non ubbidii. Dissi qualche parola tentando di cambiare stupidamente discorso. Sonia a differenza di me sembrava molto consapevole di quello che stava succedendo, si sistemò comodamente sul letto, rimanendo però lontana, poi divaricò le cosce e inizio a masturbarsi guardandomi negli occhi. Mi invitò di nuovo di riprendere quello che stavo facendo. Questa volta sembrava quasi una preghiera. Non riuscii a resistere, la mia mano tornò sotto le mutandine per regalarmi piacere. Ci trovavamo su estremi opposti del letto, ognuna sospirava profondamente cercando un consenso nell’altra... il primo contatto fu semplice, quasi banale, ma per me fu ricco di emozione. I nostri piedi prima si sfiorarono e poi cominciarono a cercarsi. Non ero conscia in quel momento che mi aveva definitivamente conquistata, lei invece si rese conto che ormai le mie difese erano inesistenti. Si avvicinò senza timore e mi aiutò a togliere gli slip, le dissi che non volevo, ma in realtà non mi opposi e la lasciai fare, fu quello che mi chiese... di lasciarla fare. Mi fece sdraiare. Mi lasciai accarezzare il corpo, ero pervasa dalla più dolce eccitazione del mondo ed ero golosa di ogni singola percezione. Arrivò la sua lingua: mi fece impazzire dal desiderio. Mi baciò le ginocchia, le cosce, i fianchi, il ventre... evitava ciò che in segreto desideravo! Voleva far crescere il mio desiderio... ogni mio movimento la invitava, ma lei continuava a farmi attendere. Finalmente ebbi il coraggio di supplicarla: Leccami. La sua lingua morbida e vigorosa mi diede un orgasmo intenso e liberatorio. Fu così che ha avuto inizio la mia relazione con Sonia. Nei mesi a seguire si può dire che lei mi fece da guida nell’universo saffico. A volte era solo sesso, a volte era amicizia complice, non saprei dire se a volte è stato anche amore, di certo divenne totalmente il mio unico punto di riferimento e quando lei uscì dalla mia vita… io mi sentii persa.

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E proprio in una pasticceria all’angolo con Piazza delle Erbe incontrai Maddalene. Di madre cinese e di padre europeo faceva la cameriera per sbarcare il lunario. “Signora, i suoi occhi sono tristi.” Mi disse in un italiano incerto e vellutato mentre mi serviva una fetta di Sacher. Rimasi sorpresa, era la prima persona dopo mesi che mi rivolgeva una domanda così diretta indovinando, senza ombre di dubbio, il mio stato d’animo. Non potevo negare, sorrisi in cerca di parole che camuffassero il mio stato interiore salvaguardando la mia immagine di donna borghese. Era giovane, il suo viso orientale non poteva avere che vent’anni o giù di lì. Le sue mani, perfette e delicate, si muovevano innocenti e incontaminate. “Io vedo dolore nei tuoi pensieri.” Disse ancora, quasi malinconica, scuotendo i suoi capelli lisci e neri. Sorrisi di nuovo imbarazzata soprattutto da quel tono confidenziale di quel piccolo esserino senza alcuna autorità. Gelosa dei miei pensieri più intimi, così evidenti, pagai il conto e me ne andai. Ma il giorno dopo tornai, come il giorno dopo ancora, finché un pomeriggio di un qualunque venerdì mi chiese di uscire. Aveva notato la mia nuova eleganza e intuito quelle sfaccettature di soggezione che immancabilmente comunicavano quello che non avrebbero mai detto le mie parole. Era vero, avevo solo bisogno di parlare con chi avrebbe potuto capire l’intensità del mio dolore. Davanti ad una pizza in un ristorante orientale traboccai situazioni e sentimenti, persone e stati d’animo mescolando tempi, luoghi e la sua stupefacente pazienza ad ascoltare. Non espresse giudizi, non rincuorò la mia sofferenza, ma per la prima volta mi sentivo meglio, svuotata di vendette e recriminazioni, di risentimenti e fughe all’indietro. Aveva la capacità di ascoltare e non parlare, dopo una settimana non conoscevo ancora niente di lei, mentre io ormai nuda mi sorprendevo a pensare come era possibile che una piccola ventenne mezza orientale di rango inferiore potesse riempire fino all’orlo la mia voglia di compagnia. Ci frequentammo ancora. Durante la giornata non mi riusciva altro che pensare a lei. Non dissi una parola quando una mattina al telefono mi sussurrò delicatamente: “Io potrei venire a stare con te.” In effetti avevo bisogno di lei, ma la presenza di mio marito mi fece accogliere freddamente la richiesta.

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Inserito: 05.04.05 15:53 | Orgasmo

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